Bisogna rompere il ghiaccio

Destinazione Futuro è un gruppo politico organizzato come pochi se ne vedono oramai. I partiti sono in declino, e non siamo noi a dirlo. Ormai il sociale preme sul politico e proprio in una situazione di inesistenza della politica il primo si fa supplente del secondo. Perciò è necessario cambiare rotta e pensare ai circoli di partito non come meri organi alle direttive dei vertici, ma come centri autonomi di aggregazione e di studio, capaci di portare avanti progetti con la sola forza della partecipazione.

 

Destinazione Futuro, e qui è importante precisare rompendo il ghiaccio dopo alcune critiche che ci sono piovute addosso, è forse l’unica organizzazione all’interno del nostro universo politico, che è riuscita a coniugare il culturale con il politico. Perché Destinazione Futuro sa benissimo che per parlare di politica e pensare a qualsivoglia programma è necessario prima conoscere la realtà dei fatti. (Inutile ricordare per i diretti interessati il progetto “un giorno in Procura” e il nostro blog-rivista online e le altre iniziative).

 

Questa nota non vuole essere una auto esaltazione, ma una rivendicazione dei tanti progetti portati avanti da Destinazione Futuro, che più sono serviti per portare intorno a FLI consenso e approvazione nel nostro piccolo mondo universitario. E quindi a chi critica suggeriamo di venire qualche volta alle nostre riunioni, che si tengono settimanalmente al solito posto alla solita ora, così capisce di cosa si sta parlando.

 

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Nota: “talpe alla Dda”, condanna a Totò Cuffaro

Per non far passare questa notizia in secondo piano almeno sul nostro Blog, vogliamo ricordare la condanna a 7 anni di detenzione a Totò Cuffaro, una grande vittoria della Dda di Palermo, e del nostro Paese. Totò Cuffaro, quel signore che il 26 settembre 1991 in una puntata di Samarcanda (diretta da Michele Santoro) si scagliava contro chi accusava di mafia “la classe dirigente migliore che abbia oggi la Sicilia”. Lo stesso signore che nel 2008 festeggiava la condanna a 5 anni per favoreggiamento semplice in primo grado con i cannoli siciliani.

La Corte di Cassazione con questa sentenza parla di mafiosità insita nel sistema politico. Si parte dalle liste per le candidature, ai posti negli ospedali, dove le Regioni hanno un ruolo decisionale per la classe dirigente ospedaliera. Tuttavia la sentenza riguarda in particolare un aspetto giudiziario che da sempre è stato una spina nel fianco della magistratura palermitana: le talpe e le relative fughe di notizie. Questo infatti è stato il più significativo sforzo della Procura di scovare all’interno i responsabili delle fughe di notizie, anche se il risultato è stato molto maggiore. Probabilmente non sono state individuate tutte le talpe, gli impiegati che passavano direttamente le carte a chi dovevano illegalmente, ma è stato trovato quello che può essere qualificato come il mandante.

 

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Antica Focacceria San Francesco: atterra a Fiumicino un’oasi di legalità e merito (con intervista a Walter Veltroni)

Quando si viaggia, il più delle volte, si va di fretta e senza che ciò abbia sempre un ragionevole motivo. Non ci si accorge però che, proprio a causa di questa irragionevole corsa, manchiamo di offrire la giusta attenzione a ciò che andrebbe “assaporato” con lentezza. Memori di ciò, doveste transitare per il Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino, dedicatevi del tempo prezioso presso un nuovo angolo gastronomico: “L’Antica Focacceria San Francesco”, secondo locale più antico d’Italia con sede a Palermo, che qui a Roma ha inaugurato il 15 Gennaio. Una vera e propria oasi, che non merita una siesta solo per l’ottimo cibo, capace ad un tempo di deliziare i palati e rimembrare sapori e colori della meravigliosa Sicilia; ma perché dietro tutto questo c’è una storia. È quella di Vincenzo Conticello e comincia nel 2005, quando l’imprenditore palermitano (proprietario della Focacceria insieme ai fratelli) decide di denunciare chi gli estorceva il pizzo. Primo caso  nel capoluogo siculo. Ma questa denuncia è il motivo per cui, invitati a partecipare all’evento inaugurale del locale, vi possiamo accedere solo previa registrazione dei documenti presso la Polizia di Stato, lo stesso motivo per cui, da quel giorno, la vita di Vincenzo Conticello è cambiata. Una vita che ha cessato di essere normale: divenuta sotto scorta, non permette viaggi, passeggiate con la famiglia o cene con più di pochi amici. Questo è quanto ci racconta lo stesso Conticello, al quale chiediamo dunque:

Potendo tornare indietro rifarebbe la scelta di denunciare?

Assolutamente si! Certo, la mia vita è stata stravolta, io ho perso molte delle mie libertà ma al tempo in cui l’ho fatto io le denunce stavano a zero, oggi se ne contano più di duecento a Palermo.

Il suo gesto dunque ha avuto un grande valore esemplare…

Il mio gesto è stato un gesto normale, apparso straordinario in un contesto in cui ad essere normale è l’illegalità. Già prima di denunciare il pizzo avevo denunciato tutti soprusi che mi venivano fatti. Ho vissuto un periodo lungo di attacchi: il mio modo di lavorare onesto, in un quartiere difficile come la Calsa di Palermo, dava fastidio alla Mafia. Gli attacchi erano al locale: sabotaggi quasi continui, ogni mese cambiavano. Una volta l’acqua, una volta la luce, una volta furto. Da questo siamo arrivati agli attacchi alla clientela, se i clienti mangiavano in un locale qui vicino non gli succedeva niente, se mangiavano da noi la macchina la trovavano distrutta. Qualcuno è stato pure malmenato. In seguito gli attacchi si sono rivolti direttamente alla mia famiglia. Prima l’incendio alla macchina di mio fratello, poi l’uccisione del mio gatto, che voleva dire che erano entrati a casa mia, che sapevano dove abitavo. La paura a quel punto è andata oltre la ragione, non riuscivo più a gestirla, ma sono andato avanti. È stata la mia vittoria e oggi qui se ne vedono i risultati.

Dopo gli atti intimidatori, il 25 Novembre 2005, sono venuti a riscuotere il pizzo. Lei ha denunciato questo atto e vi è stato l’intervento dei Carabinieri che, in seguito alle sue denunce, già monitoravano la situazione. Ci dica la verità, credeva in un intervento così repentino delle forze dell’ordine?

Io ho sempre avuto fiducia nello Stato. Non l’avessi avuta non avrei mai denunciato! Il lavoro dei Carabinieri condotto mediante intercettazioni ambientali, video, li ha portati ad individuare nel gito di quattro mesi il capo, Spadaro, persona di grande spicco, già implicato in un grande processo, e condannato all’ergastolo. E paradossalmente se con l’ergastolo aveva fatto solo otto mesi di carcere con la mia situazione è stato condannato a sedici anni (…) Tutto questa fa credere che c’è uno Stato efficiente, c’è una forza di polizia che sa fare le indagini. Questo è un aspetto positivo che emerge della mia situazione.

Il messaggio però sembra troppo ottimistico. Le denunce sono cresciute, è vero, ma ci sono tanti imprenditori che ancora pagano il pizzo e soprattutto il fenomeno mafioso è ben lontano dall’essere debellato. Come spiegare tutto questo?

Il mio di certo è solo un caso tra mille. Anche io conosco imprenditori che il pizzo continuano a pagarlo perché, in qualche modo, lo hanno già messo in conto. E il prezzo che pagano è da loro considerato meno oneroso rispetto a quello che sto pagando io. Il problema è che c’è ancora mancanza di fiducia nelle istituzioni. La burocrazia e la politica attuale – con il loro modus operandi – fanno sì che le persone si tengano lontane da esse. Per di più, credo che le istituzioni siano state prese alla sprovvista e si siano mostrate impreparate a gestire il fenomeno delle denunce: queste sono cresciute rapidamente, dimostrazione che la società civile è stanca e vuole reagire alla Mafia; ma a questa società, ai cittadini lo Stato deve saper garantire protezione.

Alla inaugurazione dello store è presente l’Onorevole Veltroni, membro della Commissione Antimafia, proprio in rappresentanza delle istituzioni. C’è un consiglio che data la sua esperienza si sente di dare a chi deve lavorare proprio per conquistare la fiducia dei cittadini per poter lottare insieme contro tutte le mafie?

Il mio consiglio può essere solo quello di avvicinarsi alla gente: ai piccoli imprenditori, alle famiglie. Fare sentire che lo Stato c’è, per proteggerli e risolvere problemi concreti. La Mafia ha sempre saputo farlo: finchè lo stato con le armi della legalità non sarà in grado di sostituirla, la lotta sarà impari.

Ci sentiamo però di affermare che un’arma nella lotta può essere il successo dei buoni esempi. Il suo lo è senz’altro: un esempio di vittoria della legalità ma anche del merito. Ci racconta come è nata l’idea de: “L’Antica Focacceria San Francesco” a Fiumicino?

Semplicemente l’Amministrazione degli “Aeroporti di Roma” ha indetto un concorso per l’assegnazione di questo spazio all’interno dell’ area imbarchi D. Diversi architetti e imprenditori hanno presentato i loro progetti e il nostro è stato quello vincente. Siamo stati premiati – perché lo meritavamo – dopo tutto quello che abbiamo subito. È la nostra occasione, dopo l’apertura di un altro punto vendita in centro a Milano, di portare in Italia l’immagine di una Sicilia diversa e più genuina. E spero che il mio caso diventi un esempio soprattutto per gli studenti universitari, che non perdano fiducia e con cui sono disposto a collaborare per promuovere quei valori che ho sempre portato avanti nel mio lavoro e nella mia vita.

È questa la storia di Vincenzo Conticello. E come le più classiche ha avuto un lieto fine e da cui si può trarre una morale: che i valori della legalità e del merito, se difesi strenuamente, possono essere le armi del successo.  Anche nell’Italia di oggi!

E se tutto questo non sia solo una favola lo chiediamo all’Onorevole Walter Veltroni, presente all’inaugurazione.

Quello di Conticello è solo un caso isolato, o è la testimonianza che la Stato sta compiendo passi in avanti concreti nella lotta all’illegalità? Lei rappresenta le istituzioni oggi, cosa queste stanno facendo in tal senso e cosa possono ancora fare?

Io credo che così come tanto è stato fatto, soprattutto riguardo alla sensibilizzazione della  società civile contro la criminalità organizzata, allo stesso modo ci sia tanto ancora da fare. All’inizio sono stati letti i messaggi del Presidente della Camera e del Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, ed entrambi hanno sottolineato come la lotta alle mafie è una priorità assoluta per lo Stato. Credo che tenendo ciò a mente e  continuando su questa strada si vedranno ulteriori progressi.

Vincenzo Conticello ci ha detto che uno dei problemi della lotta dello Stato contro la mafia è stata l’impreparazione alla ricezione delle denunce da parte dei cittadini commercianti, cresciute rapidamente. Lei cosa ne pensa?

Ma io credo che più che un problema di impreparazione vi sia stato un problema di collusione. Lo Stato non potrà combattere in modo credibile il fenomeno mafioso fino a quando si verificheranno fenomeni di infiltrazione e contaminazione all’interno delle stesse istituzioni.

Passiamo alle due parole chiave e che stanno a cuore soprattutto a noi studenti: legalità e merito. Questo locale può davvero diventarne un esempio?

Assolutamente si! È innanzitutto un esempio di buona imprenditoria e di come il lavoro onesto alla lunga ripaghi degli sforzi. Sono contento per Vincenzo e per Roma, da ex-sindaco, che aggiunge alle possibilità che già offriva, quella di gustare un ottimo cibo siciliano.

Emanuela Perinetti Casoni

Si ringrazia Martina Capriotti per la collaborazione

 

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La rinnovata notizia: i consumi scendono, i commercianti si lamentano

E’ iniziata una nuova stagione. Non politica, non economica, ma semplicemente la nuova stagione dei saldi. Certamente può essere confusa comunque ad una nuova stagione politica se si parla di compravendita di parlamentari. Il comico Maurizio Crozza, in primis, nella sua anteprima per Ballarò, si è trattenuto più volte su questo tema. Un tema che forse non fa ridere nemmeno lui, ma si sa citando Giulio Andreotti, “l’ironia può essere anche atroce e i rimedi alle peggiori malattie sono sempre atroci”. Tuttavia in Italia le notizie sono sempre le stesse ogni giorno, ogni anno. Non succede niente di nuovo. Quindi ogni tanto compare una minorenne italiana o straniera per Berlusconi, un dossier su Fini creato dai soliti noti paladini della libertà vigilata (Feltri e Belpietro), e puntualmente ogni semestre con l’occasione dei saldi si scopre che per il 70 per cento dei negozi i saldi sono già iniziati (fonte “Codacons” riguardo la Capitale).

Allora perché una volta per tutte non risolviamo questo fenomeno? Sempre il Codacons ha rilanciato la proposta di liberalizzare i saldi sia nei tempi di attuazione che nelle percentuali di sconto praticabili. Questo porterebbe ad arginare la crisi dei consumi, incentivare la concorrenza e soprattutto sarebbe un segnale che la politica non è del tutto scomparsa dalla vita dei cittadini.

Ovviamente c’è sempre qualcuno che si oppone, ma soprattutto non c’è mai nessuno che se ne occupi veramente. Il Governo infatti è dedito ai saldi dei parlamentari, dato che il 14 dicembre scorso non raggiunse quota 316 voti e quindi non raggiunse la maggioranza assoluta, vale a dire l’autosufficienza.

Ritornando ai saldi, non si capisce davvero come i commercianti lamentino sempre il calo delle vendite. Anche questa è la notizia che non può mancare od ogni appuntamento con il tg1. Le vendite crollano, i consumatori hanno sempre meno fiducia e i commercianti di conseguenza si lamentano. Qui forse però si può assistere ad un paradosso. Il commerciante si lamenta delle tasse imposte dallo Stato (l’iva). Il consumatore sul fatto che non riesce ad arrivare a fine mese lamentandosi con il Governo.. Senza nemmeno uno sfogo di rabbia contro i commercianti che dichiarano meno dello stipendio mensile della “badante” per la nonna, una delle cause per cui non può permettersi nemmeno il nominativo di “consumatore”.

 

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Se Fossi al Potere

PARLEREI CON CHI NON MI HA VOTATO E TRADIREI CHI MI HA VOTATO

 

Se fossi al potere ascolterei gli studenti.

Se fossi al potere cercherei di raccontare un romanzo collettivo.

Se fossi al potere cercherei le cose che uniscono e non quelle che dividono. Se fossi al potere, cercherei le ragioni dell’altro.

Se fossi al potere, sarei il primo oppositore di me stesso.

Se fossi al potere, cercherei di combattere i disonesti, ovunque stiano.

Se fossi al potere farei ancora di più. Vorrei capire le ragioni di chi non mi ha votato. Tradirei chi mi ha votato.

Se fossi al potere sarei patriottico. Starei dalla parte degli italiani. Di tutti gli italiani.

Se fossi al potere non mi posizionerei.

Se fossi al potere non farei propaganda. E non aiuterei quelli del mio partito, anche perché non avrei un partito.

Se fossi al potere cercherei di scegliere ogni volta la cosa giusta. Non quella più utile per me.

Se fossi al potere sarei politicamente corretto.

Se fossi al potere girerei per le strade. Non sarei fazioso.

Se fossi al potere non difenderei interessi che non ho.

Se fossi al potere non avrei i “miei” da salvaguardare.

Se fossi al potere difenderei che non ha nessun potere.

Se fossi al potere non avrei ideologie. E nemmeno ricette pronte all’uso.

Se fossi al potere studierei come un matto. Parlerei con tutti. Mi farei convincere.

Se fossi al potere investirei sulla ricerca. E sulla cultura. Investirei sull’Italia. Se fossi al potere piangerei in diretta per Pompei.

Se fossi al potere avrei mille dubbi.

Se fossi al potere non mi darei pace. Chiederei consigli. Cambierei idea.

Se fossi al potere non dormirei più.

Se fossi al potere sarei trasversale.

Se fossi al potere ascolterei gli avversari.

Se fossi al potere non avrei avversari. E non avrei certezze.

Se fossi al potere non avrei un elettorato di riferimento.

Se fossi al potere non sarei né di destra né di sinistra. Non rappresenterei nessuno per rappresentare tutti.

Se fossi al potere prenderei decisioni scomode e impopolari.

Se fossi al potere vorrei perdere per far vincere l’Italia.

E per tutti questi motivi, non sarò mai al potere.

 

Filippo Rossi

FareFuturoweb

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Il caos. Ma le auto blu aumentano

Un discorso importante quello del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e importanti sono anche i dibattiti che ne sono seguiti principalmente dei vari editorialisti. Il messaggio più importante però è che la politica (o almeno il Presidente della Repubblica) ha compreso il clima di conflitto e di scontro che divampa in tutto il Paese. La crisi economica, la perdita dei posti di lavoro, il tasso di disoccupazione giovanile oramai arrivato al 25%, sta mettendo a dura prova gli italiani. Nella migliore delle ipotesi sfioreremo il “caos” senza però incontrarlo. Una situazione che in molti prevedono ricordando gli anni di piombo. Però a differenza degli anni di piombo oggi non ci sono motivazioni ideologiche di fondo. Oggi la rabbia deriva dal fatto che la forbice sociale è sempre più ampia e i ricchi hanno sempre più privilegi, come la concessione dello “scudo fiscale”: difficile credere che un operaio o un normale impiegato statale abbia potuto usufruirne o i fondi alle scuole paritarie (quasi 250milioni di euro). In Inghilterra qualsiasi pubblico impiegato è obbligato a utilizzare i mezzi pubblici e gli aerei di linea perché lo Stato ha deciso di lasciarli a piedi senza auto di nessun colore, mentre da noi ci sono ben 629 120 auto blu contro le 198mila di 5 anni fa che necessitano fondi per la manutenzione e per la benzina, quella di cui lamentano invece le forze dell’ordine e che devono pagare a credito con il rischio di rimetterci di tasca propria. Le stesse Procure della Repubblica, gli uffici giudiziari, I Tribunali da anni devono convivere con un taglio dei fondi che può essere descritto solo con la figura retorica del climax. Il Procuratore capo di ogni ufficio è costretto ad acquistare inchiostro e carta per le stampanti dando la sua parola che lo Stato prima o poi pagherà. Ed è costretto a farlo purtroppo, altrimenti quando gli avvocati delle controparti chiederanno le copie dei vari fascicoli che interessano i loro clienti non potrà dire loro “scusate il mio segretario le sta copiando a mano”.

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Mestiere Celerino

Manifestazioni pacifiche. Oggi ci piace chiamarle così per distinguerle da quelle violente. L’ultima, purtroppo violenta, il 14 dicembre, a Roma, per il no alla sfiducia alla Camera. “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”; questo sancisce l’art. 21 della nostra Costituzione, presupposto per ogni Stato libero e moderno. Anche lo scendere in piazza è una forma di manifestazione del pensiero e senza alcun dubbio si deve consentire e garantire lo svolgimento di tutto ciò in completa sicurezza.

Della folla del 14 dicembre però non facevano parte solo studenti innocenti e lavoratori pacati. Ma che studenti possono essere quelli che scendono in piazza già organizzati con bastoni, accette, scudi artigianali, caschi? Che attenuanti vogliamo dare a persone che distruggono, paralizzano, mettono paura all’intero centro storico di una città come Roma per un pomeriggio intero, costringendo negozi ed uffici a chiudere le serrande, a sbarrare i portoni? Perchè prendersela addirittura con le vetrine dei negozianti che nulla c’entrano? La violenza è da condannare, qualunque colore (politico) essa assuma, senza incertezze, senza esitazioni, senza ma.

E a fare le spese di tale follia in prima persona sono i poliziotti, i celerini, quelli antisommossa, quelli in prima linea negli scontri. Inspiegabilmente. Se la prendono con loro per sfogare la loro rabbia verso gli Onorevoli, ma questo accade anche con i tifosi, se così possono essere chiamati, durante le domeniche sportive fuorviati dal cattivo arbitraggio o dal brutto calcio giocato dalla propria squadra. Se la prendono con loro perchè gli impediscono di continuare e di perpetrare gli atti di vandalismo. Quanto vale il rischio di finire in ospedale? 1.200 euro al mese, più 13 di indennità nei giorni di ordine pubblico. Eppure sotto i caschi blu e dietro gli scudi con scritto ‘Polizia’ ci sono pur sempre delle persone umane con una famiglia, una moglie, dei figli che li aspettano a casa. Proprio come i delinquenti che vengono fermati. Persone che magari, per assurdo, sono anche dalla parte di chi manifesta (pacificamente). Persone che credono in quello che fanno, che hanno una vocazione nobile: difendere a tutti i costi l’ordine pubblico. Eppure stanno lì, fermi, a subire cori divenuti ormai famosi, segno dell’odio ingiustificato di tante persone nei confronti di tale categoria di lavoratori, insulti di ogni genere, ad essere oggetto di lanci di sanpietrini, di bottiglie e quant’altro, sempre in inferiorità numerica. Non sono più uomini, ma automi, capri espiatori, sacchi da boxe contro i quali sfogare la rabbia repressa. Anche loro hanno sentimenti, sentono il dolore, la tristezza, la paura. E quando poi caricano tutti che si lamentano ed alzano la voce perchè non hanno ‘fatto piano’.

Bisogna stare attenti però; questo non vuol dire che le ‘teste calde’ debbano essere giustificate, anzi. Quei poliziotti che si lasciano prendere la mano devono essere puniti. Dopo ore ed ore di scontri purtroppo capita che qualcuno si lasci prendere dalla foga, ma questo non deve accadere e perciò non devono essere giustificati, assolutamente; anche loro, come i manifestanti, devono essere puniti come è giusto che sia. Si guardi in proposito al caso Spaccarotella, oramai noto a tutti, o al caso di Stefano Gugliotta, fermato e malmenato dai poliziotti il 5 maggio scorso in occasione della finale di Coppa Italia a Roma, solo perchè sfortunatamente passava al momento sbagliato nel posto sbagliato.

Quello che allora emerge dai tanti scontri che si susseguono ogni anno è che forse, come afferma anche Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell’Associazione nazionale dei funzionari di Polizia, è sempre meglio evitare lo scontro diretto con i manifestanti. Egli ha anche richiesto alcuni aiuti tecnologici per poter giungere a tale scopo come le microcamere sui caschi dei poliziotti per poter identificare i manifestanti più turbolenti senza avvicinarsi troppo, e qui pare che l’accordo con il Ministro Maroni ed il sottosegretario all’Interno Mantovano si sia raggiunto. Altre sono poi le richieste del segretario dell’Anfp come lo spray al peperoncino e i proiettili con vernice indelebile, per individuare meglio ed in seguito arginare i più facinorosi.

Speriamo solo che le richieste vengano ascoltate e che non debbano più accadere fatti nefandi come quello accaduto a Genova durante il G8 del 2001, dove perse la vita Carlo Giuliani vittima di un colpo di pistola sparato da un carabiniere per difendersi addirittura da un colpo di estintore che lo stesso manifestante si apprestava a rifilare addosso al militare, o quell’altro accaduto a Catania nel febbraio 2007, durante il quale con spiccata professionalità rimase mortalmente ferito Stefano Raciti nel tentativo di fronteggiare un gruppo di facinorosi tifosi catanesi, insignito della medaglia d’oro al valor civile alla memoria, che di certo non lo riporterà indietro ai suoi cari.

Andrea Giocondi

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